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Diario
26 gennaio 2010
LA PITTRICE LETTONE ITALIANA LOLITA TIMOFEEVA
HA PAURA DI GOOGLE COME I CINESI
Lolita Timofeeva ha paura di Google come i cinesi: lo
esplora e scandaglia ogni giorno in cerca dei link che la riguardano come
pittrice lettone italiana russofona, sempre meno esposta e celebrata dal
cosiddetto „sistema dell’arte“ (gallerie, fiere, locations museali, case
d’asta, editoria e magazine settoriali). Pronta full-time a scrivere lettere
per intimare a Aruba SPA, Word Press, Facebook et similia la rimozione di ciò
che disapprova, perchè le risulta disagiografico e disagiante. Particolarmente
e specificatamente (anche esclusivamente!) ciò che risulta webizzato da me, Enzo
Rossi-Roiss: il suo ex proto-esegeta e proto-promoter multiruolato in tutt’altra
promozione (poi) affaccendatomi.
Non ha ancora indirizzato alcuna mail a Eric Schmid,
chief executive di Google domiciliato negli USA, ma lo farà appena considererà
opportuno (necessario) fare ciò: sponte sua,
oppure consigliata dall’avvocato Lavinia Savini che l’assiste per quanto
riguarda la tutela del suo „buon nome“ con copyright.
Io, però, non sono scrittore facile da intimidire, nè
blogger disponibile ad autocensurarmi come opinionista critico, in
dimestichezza col giornalismo legittimato dalla legislazione che tutela la
libertà di espressione del pensiero personale e la notiziazione con commento e
illustrazioni di fatti e accadimenti incontrovertibili.
Rebus sic stantibus, perciò, la Timofeeva prenda atto che
si autodanneggia, persistendo nella scrittura di mail finalizzate a ottenere la
rimozione di ciò che scrivo e illustro in websiti e blog, per notiziarla come
ex star di performance espositive „clamorose“, artista eclettica in età
antaizzata poco massmediatizzata, creatrice di opere connotate dal nomadismo
sia formale sia contenutistico, con sempre meno esposizioni „clamorose“ curriculabili a cominciare dal 2005: docet il
webizzato nel suo sito personale www.lolitatimofeeva.it
| inviato da lampisterie il 26/1/2010 alle 12:50 | |
8 gennaio 2010
DELLA "PRIAPEIDE VETROSA" DI ILZE JAUNBERGA
EVENTO DI "CARNASCIAL ART ESCA 2010" A VENEZIA
Molti
dei visitatori Della expo “Priapeide Vetrosa”, allestita nella sede della Berengo
Collection a Venezia (San Marco 412/413), in concomitanza col Carnevale 2010 e
col patrocinio della Compagnia De Calza “I Antichi”, coglieranno l’occasione
per improvvisarsi poeti priapei, oppure per dissertare intorno alla carica simbolica
del flauto diritto o dolce che da sempre simbolizza il fallo nell’immaginario
erotico: particolarmente quando risulta suonato da flautiste che rammemorano i
tempi antichi romani, durante i quali suonare con arte il flauto ha sottinteso
praticare con arte la fellatio come le “ambubaie” siriane, rappresentando una
categoria di prostitute signorili e ballerine raffinate (docet Petronio col suo
Satyricon: Quid enim, inquit, ambubaia non me misit?). Tanto che nell’odierno
dialetto romanesco, l’espressione “suona stò ciufolo” sta a designare la
medesima pratica erotica, poiché il “ciufolo” da suonare è il “ciufolo a
pelle”, ovvero il membro maschile. Derivando i risvolti erotici del flauto
anche dalla pratica e dall’insegnamento dello strumento, con l’implicazione
dello studio della cavità orale e dell’esercizio della lingua ( i così detti
“colpi di lingua”), con tutto ciò che ne consegue nell’immaginario erotico
maschile…soprattutto.
I più eruditi improvviseranno dialoghi licenziosi, del genere fescennino
antico, con riferimenti alla “Dionisie”, le feste annuali celebrate nell’antica
Grecia in onore di Dioniso (dio del vino) e di Hybris (l’ebbrezza smisurata):
feste durante le quali, in città come in campagna, si formavano lunghi cortei,
detti “Falloforie”, all'interno dei quali ogni famiglia brandiva un fallo e mo'
di cero, scambiando motteggi osceni rituali e cantando canzoni falliche e inni
licenziosi. Tra le più famose le feste della città dorica di Sicione. Del testo
di una canzone è noto questo frammento: “Ritiratevi, fate posto / al dio!
Perché egli vuole / enorme, retto, turgido, / procedere nel mezzo”.
Sapendo che ad Atene, le principali feste di Dionisio erano le “Lenee”, nel
mese di Gamelione (dicembre-gennaio) e le grandi Dionisie nel mese di Elafebolione
(febbraio-marzo). E che in ciascuna di queste occasioni, nei tre giorni
successivi alla cerimonia si svolgevano rappresentazioni drammatiche.
Aristofane, negli “Acarnesi”, teatralizza Diceopoli che va alle Dionisie con la
moglie, la figlia in qualità di canefora (portatrice sul capo di un canestro
con gli strumenti del sacrificio) e due schiavi che portano il fallo. “Xantia,
voi due dovete tenere il falo ritto dietro la cenefora: io seguirò cantando
l'inno fallico...Avanti”, dice Deceopoli. (Negli scritti di Aristofane il fallo
è nomato cece, chicco d'orzo, chiodo, toro).
Ai visitatori giapponesi, le scarpe in vetro di Murano, creazioni di Ilze
Jaunberga calzate da piedi fallomorfi di cristallo trasparente, rammemoreranno
le Falloforie di Komaki a sud di Tokio dove hanno nome “Hounen Maturi”,
celebrate il 15 marzo di ogni anno: con sciamannati d’ambo i sessi euforizzati
dal sakè, nel ruolo di portatori di sculture legnose fallomorfe (ex-voto) di
ogni peso e dimensione (3 quintali la più pesante, ricavata da un tronco di
cedro), all’antico santuario di Tagata. (http://www.youtube.com/watch?v=eXh3UUwn1_I&feature=fvw)
Ai conoscitori informati di ciò che si può creare modellando artisticamente la
materia vetrosa, infine (finalmente!), e ai collezionisti di sculture in vetro
che non raffigurano, diversamente dimensionato e colorato, il solito abbraccio
frontale di amanti in piedi e la stereotipia varia decorativa, modellata per clienti
turisti massificati, “Priapeide Vetrosa” risulterà meritevole di essere
esaminata cominciando con l’accertamento delle dimensioni dell’area metaforica
nelle quale fare esplodere la carica simbolica delle opere che la
costituiscono.
| inviato da lampisterie il 8/1/2010 alle 19:38 | |
2 gennaio 2010
DEI CONSOLI ONORARI DI LETTONIA
DECADUTI – RINNOVATI – NUOVI ARRIVATI
L’autorizzazione a
svolgere la funzione di consoli onorari della Repubblica di Lettonia non è
stato rinnovata a: Francesco Bambina (Palermo), Roberto Comelli (Trieste),
Randa Ghattas (Napoli) e Beppe Landini (Modena). La stessa autorizzazione è stata
rinnovata, invece, a: Nicolò Rositani (Firenze), Patrizia Signorini (Milano) e
Canio Trione (Bari). Nuovi Consoli Onorari di Lettonia a Catania (Santi Di
Paola dal 15 giugno 2009) e Venezia (Paolo Nicolussi dal 12 gennaio 2009).
Ciò significa, per
i consoli “scaduti”, assenza nella Lista Consolare degli Uffici Consolari di
carriera e onorari predisposta dal Cerimoniale Diplomatico della Repubblica
Italiana per conto del Ministero degli Esteri (la più recente è datata 23
dicembre 2009), con conseguente perdita dei privilegi connessi alla funzione.
Randa Ghattas,
designer e PR di origine libanese, in Italia dal 1975, consorte di un
napoletano e madre di un ventitreenne (Mario Rivelli) attore in carriera,
continuerà a progettare e commercializzare gioielli mondanizzandosi full-time.
Beppe Landini, cittadino
modenese nato “giovin signore” nel 1941, rampollo della famiglia produttrice di
trattori omonimi, marito di un notaio e padre di due laureate in legge,
continuerà la sua attività di businessman pro-domo-propria, socio di club
beneabbiantanti.
Roberto Comelli
continuerà ad attivizzarsi a Trieste per dare redditività a Società s.r.l. che
non si occupano della promozione di prodotti agro-alimentari, nè della
eno-gastronomia regionale, e neanche del turismo nazionale: in Italia come in
Lettonia.
Francesco Bambina,
nato nel 1959, medico radiologo diplomato in pianoforte, continuerà a
presiedere l’Associazione Amici della Musica a Alcamo e un Rotary Club,
dilettandosi con premiazioni annuali “Vissi d’arte” e rendez-vous culturali
stagionali nel territorio siciliano, sponsorizzato dalla amatorialità melomane
e dalle Autorità Locali.
Nel frattempo la Repubblica di Lettonia,
aiutata dal Fondo Monetario Internazionale e con governanti più capaci e onesti
al potere, interrelazionati a portatori di assistenza e aiuti concreti, si
salverà dalla bancarotta discriminando i
faccendieri di ogni nazionalità cacciatori di contributi UE armati d’iniziative
lettonofile si-profit personale.
| inviato da lampisterie il 2/1/2010 alle 16:1 | |
1 gennaio 2010
VOLI DIRETI CATANIA-LETTONIA E VICEVERSA
CON NEO CONSOLE ONORARIO DI LETTONIA
L'AVVOCATO CATANESE SANTI DI PAOLA
L’avvocato
catanese Santi di Paola (Corso Italia 171) è il neo-Console Onorario di
Lettonia in Sicilia, con giurisdizione su tutto il territorio isolano. Ciò significa che il palermitano Francesco
Bambina è decaduto da tale nomina. Il Di Paola, quasi certamente, l’ha
meritata
per essersi attivato pro-Lettonia a (e da) Catania, più di quanto non
si sia
attivato il suo predecessore a (e da) Palermo.
Lasciano supporre
ciò i voli diretti per gli aeroporti lettoni dal Fontanarossa di
Catania, come
da pochi altri aeroporti italiani minori, e le presenze
(conseguentemente
viaggi) ufficiali di cittadini lettoni a Catania e viceversa.
Pioniera la
delegazione che fu presente a Riga nel novembre 2005, nel Domina
Shopping
Center per il Sicilian Delights: una esposizione con degustazione
gratuita di
prodotti agro-alimentari siciliani. Principio dello scambio di
irelazioni che
hanno, poi, condotto in Sicilia più volte Helena Demakova nel ruolo di
Ministro
della Cultura del governo lettone, fino a che non è divenuta
ex-ministro.
La Demakova premiata nel 2006, come
appassionata di
musica lirica e classica, col “Vissi d’arte-Città di Alcamo” da
Francesco
Bambina, Presidente dell’Associazione Amici della Musica di Alcamo e
Console
Onorario di Lettonia per la Sicilia (destinato a divenire ex console
onorario); presente
nel Teatro Bellini il 19 gennaio 2007, accompagnata da Astra Kurme neo Ambasciatore di Lettonia di Italia, per
assistere alla messa in scena dell’opera lirica “Lady Macbeth del
distretto di
Mtsensk” ed essere fotografata con Raffaele Lombardo: presidente della
Provincia di Catania, destinato ad essere eletto Presidente della
Regione
Sicilia; docente per un giorno (8 maggio 2008) all’Università con una
“lectio”
intitolata “Una politica culturale conservatrice in Lettonia e in
Europa”.
| inviato da lampisterie il 1/1/2010 alle 19:14 | |
27 dicembre 2009
CARNASCIAL ART ESCA 2010
CARNASCIAL
ART ESCA 2010
(comunicato stampa n.4)
“Carnascial
ART esca 2010”
(6-16 febbraio), rassegna artistica
plurilocata a Venezia - organizzata, promossa e patrocinata dalla
Compagnia De
Calza “I Antichi”, a cura di Enzo Rossi-Ròiss in concomitanza col
Carnevale – ha
acquisito il sostegno dalla Associazione Culturale Italo Baltica. Ciò
significa
che si caratterizzerà come evento italo-baltico, avendo concluso gli
accordi
per la organizzazione e realizzazione degli eventi elencati qui di
seguito.
Supportati da altri eventi non ancora concordati definitivamente.
FOYER DEL TEATRO LA FENICE
Esposizione intitolata “Ad majorem
Compagnia
De Calza gloriam”, allestita con grandi opere dipinte dall’artista
lettone Ilze
Jaunberga, nelle quali risultano iconizzate la ritualità e la
mitologia dei
Compagni De Calza “I Antichi”.
La Jaunberga (www.ilzejaunberga.com) è un’Artista
De Calza, già protagonista di eventi espositivi personali a Venezia in
concomitanza con la Biennale Internazionale d’Arte (2005 – 2007-2009) e
il
Carnevale a cominciare dal 2006. La opere realizzate per l’expo nel
Foyer del
Teatro la Fenice sono costituite da distici grandi cm.120x200 ognuno,
CAMPO SAN MAURIZIO
”Vulveide in
costume” esibizioni e
stazionamenti di
persone singole oppure in gruppo, abbigliate in modo da raffigurare
emblematizzata o metaforizzata la vulva: nel campo sul quale si apre la
porta
d’ingresso e si affacciano le finestre del palazzo residenza di Giorgio
Baffo
(1694-1768), “… il poeta della mona”, frequentato da Giacomo Casanova
(1725-1798).
BERENGO STUDIO
“Priapeide vetrosa”, esposizione
allestita
con sculture in vetro di Ilze Jaunberga modellate a
Murano da
Silvano Signoretto e Danilo Zanella per la Berengo Collection: nella
Calle
Sant’Agnese che porta in Campo San Vio (zona ex
Accademia di
Belle Arti). www.rossiroiss.it/blog/page/2 - www.lampisterie.ilcannocchiale.it/.../carnascial_art_esca.html -
Si tratta di una collezione di scarpe femminili
calzate da piedi fallomorfi di cristallo trasparente con decorazioni
policrome,
oggetti materiali dotati di pertinenze estetiche e di carica simbolica
pesante
che rammemorano le “Falloforie” dell’antichità greca: processioni
festose nelle
quali uomini e donne di ogni età sfilarono, con musici e cantanti,
portando
enormi simulacri fallici come simboli della fertilità per propiziarsi
benessere
fisico e prosperità sociale. Rammemorando anche le “Falloforie” della
contemporaneità giapponese di Komaki a sud di Tokio dove hanno nome
Hounen
Matsuri, celebrate il 15 marzo di ogni anno: protagonisti sciamannati
d’ambo i
sessi euforizzati dal sakè, portatori all’antico santuario di Tagata di
sculture legnose fallomorfe (ex-voto) di ogni dimensione: 3 quintali la
più
pesante, ricavata da un tronco di cedro.
(http://www.youtube.com/watch?v=N0B-xisssPY&feature=related)
(http://www.youtube.com/watch?v=eXh3UUwn1_I&feature=fvw)
DI
CAMPO IN CAMPO
Proiezioni replicate in campi e
campielli (sulle
facciate di palazzi varii) dei quindici shorts sull’amore e il sesso
della lettone Signe Baumane, intitolati „The beat of sex”
(www.signebaumane.com) .
Si tratta degli stessi shorts proiettati
singolarmente, prima di ogni proiezione, nella Sala Perla al Lido di
Venezia
durante i giorni della 66. Mostra Internazionale del Cinema (2-12
settembre
2009) e tutti di seguito (durata 40 minuti) dagli organizzatori della
6a
edizione dei Venice Days, sullo schermo all’aperto della Villa degli
Autori a
conclusione delle Giornate degli Autori.
www.iantichi.org/?q=node/433 -
PALAZZO PRIULI BON
In Campo San Stae 1979. E’ prevista
una
installazione autorizzata.
IN ALTRE LOCATION
Sono previste esposizioni di
fotografie, opere
di poesia visiva et altro.
______________________________________________________________
CHIUNQUE PUO’ PARTECIPARE ALLA “VULVEIDE
IN
COSTUME”
PREVIA RICHIESTA DI
PARTECIPAZIONE INOLTRATA A
ROSSIROISS@LIBERO.IT
COL BOZZETTO O LA
RIPRODUZIONE FOTOGRAFICA
DEL COSTUME VULVOMORFO
| inviato da lampisterie il 27/12/2009 alle 14:7 | |
25 dicembre 2009
DELLA VISUALITA' DI CHI SCRIVE
EXPO DI GIOVANNI FONTANA A BRESCIA
NELLE
SALE DELLA FONDAZIONE BERARDELLI
“Testi e
pre-testi” di Giovanni Fontana da Frosinone, esposti dal 19 dicembre 2009 al 31
marzo 2010 nelle sale della Fondazione Berardelli a Brescia in via Milano 107 (www.fondazioneberardelli.org).
400
reperti cartacei (per lo più), tutti ben vestiti (incorniciati) pronti per
essere appesi sulle superfici murarie di residenze abitate da collezionisti e
di sedi museali in sintonia: riprodotti in un libro d’arte di 236 pagine, col
supporto di un repertorio fotografico bio(auto)biografante e col meglio di
esercizi scrittòrii d’autori specifici omologhi (oppure omologabili) e delle
dichiarazioni personali di poetica deambiguanti.
A futura
memoria del già fatto e massmediato (anche editato) da un creativo in
dimestichezza (e rapporti di amicizia) dal 1966 con lo Stato Maggiore
Internazionale della Poesia Visiva Sonora e Performativa, renitente a riconoscersi
all’interno di una corrente artistica soltanto, poiché reclama per sé il
diritto a (auto)definirsi “poliartista”, considerando limitativa (o limitante)
l’appartenenza a una corrente artistica.
Diritto
che, per quanto mi riguarda, gli riconosco perché lo condivido ed esercito da
gran tempo, dissertando e scrivendo de “La visualità di chi scrive”.
La
visualità di chi concepisce e realizza oggetti materiali dotati di pertinenze
estetiche, considerandoli attrezzatura per l'abbattimento della cosiddetta
“barriera gutenberghiana”. Una visualità che il suo creatore supporta con la
sonorità, la vocalità, la gestualità per potenziare così il suo carico di
significanza (o significazione) complessivo (o complessante).
La
visualità costituita da un insieme di opere connotate da matericità “plus” e
“poli”, per la cui deambiguazione è indispensabile indagare il vissuto
esistenziale e professionale dell'artista autore: particolarmente se l’artista
dichiara di aver “creato” la sua “poesia visiva” e di continuare a crearla
intrattenendo rapporti ravvicinati anche con l’architettura, il teatro, la
letteratura e la musica.
La
visualità di chi intrattiene rapporti ravvicinati e perversi con la parola
scritta: rapporti occasionalmente anche
ludici, patafisici, oulipiani.
Condividendo
l'opinione di chi sostiene che l'operatività artistica di ogni individuo
creativo di talento scaturisce dal suo vissuto, come da una sorgente primaria,
incanalandosi in un alveo interrelazionale che la connota e caratterizza
(caratterializzandola, anche) inconfondibilmente.
| inviato da lampisterie il 25/12/2009 alle 18:0 | |
20 dicembre 2009
POETA/EDITOR DI ILES CELEBES
ALAIN-PIERRE PILLET
E’ MORTO A GINEVRA
La notizia è tutta nel titolo: mercoledì 16
dicembre 2009 è la data della sua ultima giornata terrena, vissuta parzialmente
fino alle ore pomeridiane. Appena ho ricevuto l’informazione ch’era morto, mi
sono chiesto: In quale ufficio postale è stata annullata l’affrancatura della
sua ultima cartolina postale illustrata, inviata a persona amica con firma APP?
A chi l’ha indirizzata e con quale commento?
Quelle indirizzate a me sono numerose, a cominciare
dalla prima dell’anno 1987, fino all’ultima datata 31 agosto 2009, dopo aver
dato inizio al nostro rapporto intellettuale a Comacchio nel giorno vernissage (30
luglio) della mostra personale di Enrico Baj, allestita nelle sale di Palazzo Bellini. Un
rapporto che ci ha poi ruolato traduttori reciproci ed editori di alcuni nostri
esercizi di scrittura poetica e letteraria (io in lingua italiana il suo
francese, lui in lingua francese il mio italiano). Compagni di strada sui
percorsi dell’arte e della poesia nei miei territori, come nei suoi. Complici
nella simulazione di interrelazioni e prestazioni ingannevoli, ma opportune di
volta in volta. Tanto da fingermi, con la sua approvazione, presentatore e
recensore di mostre d’arte col suo nome e cognome. Tanto da fingersi fidanzato
esotico di una giovane e fascinosa “single” in rapporto di coppia (more uxorio
clandestino) con me notoriamente meno giovane e “sposato”.
Mediterò sul mio rapporto più che ventennale con
APP, e scriverò altro. Sia considerato omaggio, intanto, questa prima scheda per bibliofili. ------------------
ALAIN-PIERRE
PILLET - APP est né en 1947 à Genève.
Est un fin connaisseur des auteurs latins et des poètes surréalistes. Circule
aux Iles Célèbes, collabore régulièrement à la revue Camouflage. Lecteur passionné de l'œuvre d'André Pieyre de
Mandiargues. Il fonde en 1980 les éditions Îles Célèbes (avec
Patrik Weidmann). 1981 : rencontre de Manina et Venise. Plongée
hypnopompique dans la stupéfiante image de la ville. Enquête sur les expériences lagunaires de
l'automatisme psychique pur et dérive dans les efflorescences de la table
d'Hermès. 1984: lancement du Bombardier géant du rêve noir,
miroir en lagune d’ André Breton à
Venise. 1985 :
recherche de fragments sur la plage de Mogador. 1988 : approche d'un brasier
ardent aux Îles Éoliennes. 1986-1991 : délégué helvétique au Congrès de
Banalyse. 1989-1990 : Comité Psychogéographique de Londres. 1991 : ALD. 1994 :
activités de traducteur et de consultant sur la ligne Bologne - Riga. 1997 : le 17 mai.
" (Paul Sanda, Pris de peur) " En voulant " S'enfoncer dans
l'amour". Son livre Watt Mer I, II et III (édition/Syllepse 200-2003) a
été également adapté au théâtre: mise en scène André Steiger, Théâtre
St-Gervais Genève (du 16 au 29 janvier 2006).Il gère ses propres éditions
: Iles Célèbes. On le voit justement sa personalité à travers ses
livres. Il organise régulièrement des expositions en collaboration avec
des photographes, où il est l'auteur des textes.
Ses livres sont embellis par Yves Nadal, Robert Lagarde, Sergio Dangelo, Hérvé
Télémaque, Jean Terrossian, Christian d’Orgeix, Emanuel Sanz, Lolita Timofeeva,
Jacques Monory, Anne-Lise Dehée.
Parmi ses apparitions: Heures exquises, I et II (La maison de
verre, 1996), Paysage poétique d’André
Pieyre de Mandiargues (Rafael de Surtis, 1999), Ce sont des îles ! (Rafael de Surtis, 2000), Paroles de murs (Éditions du Tricorne,
2000).
Catalogue Edition
Iles Célèbes
57 rue de
Montchoisy
1207 Genève
004122 7356205
1 - Alain-Pierre Pillet, Bombardier géant du rêve noir, 80 p., 22x13, 350 ex., Genève, 1980. 2 - Alain-Pierre Pillet, Ta fente, 4 p., 24x14, avec un dessin d’Yves Nadal photographié par Christian Koeppel, 120 ex., Genève, l982. 3 - Alain-Pierre Pillet, Lettre à André Pieyre de Mandiargues, 12p., 20x14, 200 ex., Genève, 1984. 4 - Venezia Traviata, 12 p., 20x14, 200 ex., Genève, l984. 5 - Alain-Pierre Pillet, André Breton à Venise, 120 p., 21x14, avec des photographies d’Emmanuel Sanz, 850 ex., Genève, l984. 6 - Alain-Pierre Pillet, Aurélia, 4 p., 24x14, avec un dessin de Robert Lagarde, 208 ex. dont 49 en italien, Genève, 1986. 7 - Alain-Pierre Pillet, Morocco, 12 p., 20x14, 300 ex., Genève, 1986. 8 - Alain-Pierre Pillet, Les Aventures de Luis Graz, 22 p., 30x21, 2 ex., Genève, 1986. 9 - Bertrand Lampin, Morgan, 4 p., 24x17, avec un dessin de Morgan, 20 ex., Genève, 1988. 10 - Bertrand Lampin, Soweto so we too, 4 p., 24x17, 50 ex., Genève, 1988. 11 - Alain-Pierre Pillet, Couche de jaune, 2 p., 23x16, avec un dessin de Sergio Dangelo, 2oo ex., Genève/Milano Centrale, 1990. 12 - Alain-Pierre Pillet, Engrenage de sciure, 8 p., 24x16, 300 ex., Genève, l990. 13 - Hervé Delabarre, Rien à signaler, 12 p., 20x14, 120 ex., Genève, 1982. 14 - Alain-Pierre Pillet, Rendu fou du diable, 6 p., 15x10, 300 ex., Genève, 1992. 15 - Alain-Pierre Pillet, 166 à Venise, 12 p., 30x21, avec des photographies de l’auteur, 1 ex., Genève, 1993. 16 - Daniel Lines, L’Ecclésioclaste amateur, 64 p., 24x16, avec des photographies de l’auteur, 300 ex., Genève, 1993. 17 - Alain-Pierre Pillet, La Beauté sur la terre, 36 p., 25x18, avec un dessin d’Hervé Télémaque et un envol de Pierre Peuchmaurd, 328 ex., Genève, 1994. 18 - Alain-Pierre Pillet, Minaccia d’amore (trad. it. Enzo Rossi-Ròiss) /Enzo Rossi-Ròiss, Pendant la fête tu seras la belle (trad. Fr. Alain-Pierre Pillet), 64 p., 25x16, avec des dessins de Lolita Timofeeva, 90 ex., Iles Célèbes/Sintesi, Bologna, 1995. 19 - Alain-Pierre Pillet, Les Dangers de la route, 26 p., 30x23, avec des Signalisations de Jean Terrossian, 304 ex., Genève, 1995. 20 - Bertrand Lampin, Eaux Vives, 44 p., 29x21, 70 ex., Genève, 1997. 21 – Dangelo e Moiso, L’orizzonte e il vulcano, 24 pp.,24x17, 1000 ex. Genève/Milano Centrale, 1997. 22 - Pierre Prigioni, Par une fin d’après-midi, 4 p., 20x14, Genève, 1998. 23 - Alain-Pierre Pillet, L’amour est une conquête de l’air, 16 p., 20x14, 225 ex.,Genève, 1999. 24 - Anne-Lise Dehée, 20 p., 24x15, 91 ex., Genève, 2000. 25 - André Breton, 4 p., 20x14, avec une photographie d’André Breton et Joyce Mansour par Jacques Sénelier, Genève, 2003. 26 - Alain-Pierre Pillet, Stromboli, 22 p., 20x14, avec des dessins d’Anne-Lise Dehée, 212 ex., Genève, 2004. PUBBLICAZIONI IN LINGUA ITALIANA (In associazione con Svolta Edizioni)
* Enzo Rossi-Ròiss, Francis Bacon disegnatore in Italia, 144 pp, 34x24, rilegato, illustrazioni bianco e nero, 1998 * Autori Vari, Carlo Rossi pittore, 78 pp, 34x24, brosciurato, illustrazioni a colori, 2000 * Valerio Dehò, Timofeeva Portrait Gallery, 64 pp., 25x21, brosciurato, illustrazioni a colori e bianco e nero, 2000 * Enzo Rossi-Ròiss, MagniFicaMente, 96 pp, 29,5x21, rilegato, illustrazioni a colori, 2000 * Autori Vari, Lolita Timmofeeva / Maledetti Toscani (ritratti), 64 pp., 25x21, illustrazioni a colori e bianco e nero, 2001 * Enzo Rossi-Ròiss, Carmina vulvae, 102, pp, 29,5x21, rilegato, illustrazioni bianco e nero, 2001 * Enzo Rossi-Ròiss, Vulvaepistolarium, 148 pp, 21x15, illustrazioni a colori e bianco e nero, 2007 * Enzo Rossi-Ròiss, Ilze Jaunberga - Italia picta in Latvia, 94 pp, 21x15, illustrazioni a colori, 2007
| inviato da lampisterie il 20/12/2009 alle 14:20 | |
15 dicembre 2009
Italo Baltica News
DI GOYA E MUNCHHAUSEN FORMAGGI BALTICI
BREVETTATI DA UN TECNICO CASEARIO ITALIANO
Degli sfaccendati in
Italia attivi come faccendieri nei Paesi Baltici ho scritto più volte e
diffusamente. Non ho scritto diffusamente, invece, di un affaccendato in Italia
(con contributi della Regione Lombardia, di privati cittadini e della
collaborazione di volontari), che si è iper affaccendato con impegno e profitto
anche nei paesi Baltici: aumentando la produzione di formaggio (da 600 a 15.000 tonnellate
annue), il fatturato e i posti di lavoro in loco.
Non ho scritto di Angelo
Frosio, poliedrico e "artistico" imprenditore in Italia a Lodi, in provincia di
Milano, tecnico caseario titolare della Frosio’s World Produtions e fondatore
nel 1975 della onlus Scuola d’Arte Borgognone, cooperativa sociale e centro
protetto abilitato al recupero dei portatori di handicap psico-fisici "Folligeniali", mediante corsi artistici di recupero e solidarizzazione.
"Temperamento focoso,
nemico degli schemi tradizionali (…) Folle, ma di quella follia che è sinonimo
di genialità" (sic!), il Frosio italodigiano si è interelazionato nei Paesi
Baltici meritando l’onorificienza Stella
della Solidarietà Internazionale, della Presidenza della Repubblica italiana,
per aver contribuito al salvataggio dalla bancarotta di un caseificio in Lituania
a Rokiskis, dove ha concepito la produzione di un formaggio semiduro denominato
Goya (il celebre pittore spagnolo Francisco) e la Angelo Frosio Fundation.
Attivandosi successivamente in Lettonia a Limbazi, poco lontano dal confine con
l’Estonia, per la produzione di un formaggio molle denominato Munchhausen (il
mitico Barone settecentesco lettone, narrato da Rudolf Raspe) e l’istituzione
di un centro culturale in una residenza baronale nomata Castello di Igate.
In un breve testo
precedente ho reso noto che lo stesso Frosio ha brevettato in Lettonia "... un
formaggio che profuma di donna", e ha tenuto "… lezioni all’Università di Riga
per il Ministero dell’Agricoltura a trentamila contadini" (sic!, in una e-mail
inviata alla Italo-Baltica). Casanova, Cagliostro e Caravaggio sono in lista
d’attesa come "nominazioni" di formaggi piccanti e verminosi, prodotti come il
Goya e il Munchhausen col latte di mucche rosse baltiche, ognuna pesante 600
chili, alta 130 cm.
e capace di produrre 5.000
litri di latte all’anno. Perfezionando il metodo
produttivo già brevettato: Latte pastorizzato + fermenti lattici vivi + caglio
naturale proveniente da Lodi + sale +
40% di grasso, stagionando il tutto durante 60 giorni e conservando la
produzione in celle termoregolate posizionate in ambienti chiusi a temperatura
di +5 gradi.
L’industrioso e fantasioso
caseario italodigiano non si è ancora attivato per la creazione di una
succursale in territorio baltico della Scuola d’Arte Borgognone, in attesa di
tempi migliori ed eventuali (provvidenziali) contributi economici Ue. Ha
contribuito, però, alla nascita di un Museo del Presepe a Rokiskis in Lituania,
per il quale ha iconizzato una Sacra Famiglia "formaggiata", e si è già
interelazionato per concretizzare un progetto di partecipazione della Lettonia
alla Expo 2015 di Milano supportato dalla municipalità di Lodi.
Il suo slogan è: La mucca ci salverà! Uno slogan divenuto titolazione di una
performance espositiva en-plein-aire realizzata a Milano (Folle vacca):
protagoniste numerose mucche in vetroresina, realizzate in grandezza naturale
nel 2001 da una ditta di Zurigo, dipinte o decorate ognuna differentemente e
posizionate sul suolo demaniale tra Piazza San Babila e il Castello Sforzesco,
in gran numero sulla via Dante pedonalizzata. Uno slogan a futura memoria della
mucca che lo ha salvato da una esistenza artistica precaria, intrapresa nel
1969 con una prima esposizione personale poco lontano dal suo luogo natale
Bottino di Ricengo, nella sede dell’Associazione Granatieri di Sardegna a
Crema/Cremona, titolare del diploma di perito caseario in odore di creatività
artistica.
Angelo Frosio è stato
eletto Cittadino dell’anno 2000
in Lituania, premiato con Medaglia d’Oro dalla Agro Balt
per aver prodotto in loco baltico un formaggio semiduro (Montecampo). Durante i
festeggiamenti del Columbus Day 2006, presenti l’onorevole Franco Danieli e il
senatore Renato Turano, è stato premiato da Richard Daley, sindaco di Chigago.
Non disdegnerà altre attenzioni e onorificenze.
| inviato da lampisterie il 15/12/2009 alle 18:11 | |
5 dicembre 2009
Carnascial ART esca 2010
VULVEIDE
IN COSTUME PER IL CARNEVALE DI VENEZIA
“Carnascial ART esca 2010”
(6-16 febbraio): rassegna artistica
plurilocata a Venezia,”… città anfibia, umida vulva d’Europa”
(Apollinaire),
organizzata, promossa e patrocinata dalla Compagnia De Calza “I
Antichi”, a
cura di Enzo Rossi-Ròiss in concomitanza col Carnevale, ha accolto nel
suo
palinsesto un evento intitolato “Vulveide in costume” proposto da
alcuni
giovani creativi carnascialfan.
Ciò significa che Campo
San Maurizio sarà animato con esibizioni e stazionamenti di persone singole oppure in gruppo,
abbigliate in modo da raffigurare emblematizzata o metaforizzata la
vulva.
Lo
stesso Campo San Maurizio, luogo storico del Festival della Poesia
Erotica (16.2.2010 - ore 21), sul
quale si apre la porta d’ingresso e si affacciano le finestre del
palazzo
residenza di Giorgio Baffo (1694-1768), “… il poeta della mona”,
frequentato da
Giacomo Casanova (1725-1798).
A tale evento possono
partecipare indiscriminatamente tutti: di ogni etnia e provenienza, di
ogni età
e condizione sociale. Alcuni dei Compagni de Calza indosseranno,
eventualmente,
le vestimenta create in sovrappiù o sprovviste d’indossatori.
L’abbigliamento
carnascialesco vulvomorfo può essere realizzato da stilisti
professionali oppure
amatoriali (sartine, teatranti, bottegai), utilizzando qualsiasi
materiale o
insieme di materiali: su misura per se stessi oppure per chi lo potrà
indossare.
Creato liberamente e
libertariamente per dare forma, decorazioni e colori alla vulva dipinta
o
disegnata da creativi vulvafans in ogni tempo e luogo: raffigurata come
vulva
frattura, vulva incrinatura, vulva cicatrice, vulva fenditura, vulfa
grotta, vulva
fodera, vulva guaina, vulva fornace, vulva nicchia, vulva custodia,
vulva
gioiello. Per dare consistenza tridimensionale (plastica) alla vulva
metaforizzata
dai poeti come avvallamento coperto da rada erbetta o fitto cespuglio,
solco
tracciato tra cosce polpute, labbra per il suono di strumenti
ancialati, simile
a testa d’agnello che cerca pastura, porta d’ingresso per l’accesso
alla
goduria panica, paniere nel quale radunare le pulsioni sessuali,
cratere in
ebollizione pronto per l’eruzione.
“Venezia è una città sorta
sui flutti e che vive tra i flutti: dove l’uomo non arat, non semina,
non
vindimiat. Il suo Carnevale esprime esultanza popolare, invenzione
d’allegria,
intreccio tra pittura a teatro, tra festa e cultura”, ha scritto Gianni
Granzotto prefazionando un libro edito nel 1984 da Amilcare Pizzi con
un lungo
testo di Nantas Salvataggio, riferimento bibliografico per il brano che
segue.
“A Venezia, come in nessun
altro luogo, il travestimento carnevalesco consente il nascondimento
della
malinconia, di ogni carenza psico-somatica, la finzione di virtuosità,
benevolenza,
aristocrazia, fascinazione. Poiché a Venezia è possibile abbuffarsi di
spensieratezza, durante i giorni del Carnevale, drogandosi di balli,
suoni e
feste per dimenticare o dissimulare le proprie inadeguatezze”.
Cantando in compagnia:
Quantè bella mascherina – perchè civetta tuttavia – chi vuol esser
Altro sia! -
Purchè balli fino a mattina… (INFO: +39.339.6918363
– SITI: www.iantichi.org / www,vulvario.it)
| inviato da lampisterie il 5/12/2009 alle 16:51 | |
3 dicembre 2009
Italo Baltica News
ESERCITAZIONI DEGLI USA E DELLA
NATO
NEI PAESI BALTICI DOPO LE ESERCITAZIONI
DI RUSSIA E
BIELORUSSIA
CHE HANNO SIMULATO LA LIBERAZIONE
DI KALINIGRAD
Estonia,
Lettonia e Lituania hanno chiesto agli Stati Uniti e alla NATO di organizzare
esercitazioni in uno dei tre stati a turno, a partire dall'anno prossimo, e
Washington ha accettato la richiesta: aggiungendo che nel 2010 si terranno le
prime esercitazioni, che saranno poi ripetute con scadenza annuale.
Perchè
tutto ciò?
Perchè
è stato reso noto che il Cremlino sarà in grado di inviare truppe dalla Crimea
alla Georgia in circa 18 ore - rispetto ai 4 giorni attuali – e che potrà
raggiungere i Paesi Baltici in meno di 24 ore - rispetto ai 5 giorni attuali.
Come è risultato al termine delle esercitazioni congiunte di Russia e
Bielorussia di inizio settembre - denominate "Zapad", cioè
"Occidente" – durante le quali è stata simulata la liberazione di
Kaliningrad assediata dalle truppe occidentali - che in uno scenario simile
richiederebbe necessariamente l'invasione degli Stati Baltici.
| inviato da lampisterie il 3/12/2009 alle 17:11 | |
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