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lampisterie
lampi di pensiero fertile


Diario


26 gennaio 2010

LA PITTRICE LETTONE ITALIANA LOLITA TIMOFEEVA

HA PAURA DI GOOGLE COME I CINESI

 

Lolita Timofeeva ha paura di Google come i cinesi: lo esplora e scandaglia ogni giorno in cerca dei link che la riguardano come pittrice lettone italiana russofona, sempre meno esposta e celebrata dal cosiddetto „sistema dell’arte“ (gallerie, fiere, locations museali, case d’asta, editoria e magazine settoriali). Pronta full-time a scrivere lettere per intimare a Aruba SPA, Word Press, Facebook et similia la rimozione di ciò che disapprova, perchè le risulta disagiografico e disagiante. Particolarmente e specificatamente (anche esclusivamente!) ciò che risulta webizzato da me, Enzo Rossi-Roiss: il suo ex proto-esegeta e proto-promoter multiruolato in tutt’altra promozione (poi) affaccendatomi.

Non ha ancora indirizzato alcuna mail a Eric Schmid, chief executive di Google domiciliato negli USA, ma lo farà appena considererà opportuno (necessario) fare ciò: sponte sua,  oppure consigliata dall’avvocato Lavinia Savini che l’assiste per quanto riguarda la tutela del suo „buon nome“ con copyright.

Io, però, non sono scrittore facile da intimidire, nè blogger disponibile ad autocensurarmi come opinionista critico, in dimestichezza col giornalismo legittimato dalla legislazione che tutela la libertà di espressione del pensiero personale e la notiziazione con commento e illustrazioni di fatti e accadimenti incontrovertibili.

Rebus sic stantibus, perciò, la Timofeeva prenda atto che si autodanneggia, persistendo nella scrittura di mail finalizzate a ottenere la rimozione di ciò che scrivo e illustro in websiti e blog, per notiziarla come ex star di performance espositive „clamorose“, artista eclettica in età antaizzata poco massmediatizzata, creatrice di opere connotate dal nomadismo sia formale sia contenutistico, con sempre meno esposizioni „clamorose“  curriculabili a cominciare dal 2005: docet il webizzato nel suo sito personale  www.lolitatimofeeva.it




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8 gennaio 2010

DELLA "PRIAPEIDE VETROSA" DI ILZE JAUNBERGA

EVENTO DI "CARNASCIAL ART ESCA 2010" A VENEZIA

Molti dei visitatori Della expo “Priapeide Vetrosa”, allestita nella sede della Berengo Collection a Venezia (San Marco 412/413), in concomitanza col Carnevale 2010 e col patrocinio della Compagnia De Calza “I Antichi”, coglieranno l’occasione per improvvisarsi poeti priapei, oppure per dissertare intorno alla carica simbolica del flauto diritto o dolce che da sempre simbolizza il fallo nell’immaginario erotico: particolarmente quando risulta suonato da flautiste che rammemorano i tempi antichi romani, durante i quali suonare con arte il flauto ha sottinteso praticare con arte la fellatio come le “ambubaie” siriane, rappresentando una categoria di prostitute signorili e ballerine raffinate (docet Petronio col suo Satyricon: Quid enim, inquit, ambubaia non me misit?). Tanto che nell’odierno dialetto romanesco, l’espressione “suona stò ciufolo” sta a designare la medesima pratica erotica, poiché il “ciufolo” da suonare è il “ciufolo a pelle”, ovvero il membro maschile. Derivando i risvolti erotici del flauto anche dalla pratica e dall’insegnamento dello strumento, con l’implicazione dello studio della cavità orale e dell’esercizio della lingua ( i così detti “colpi di lingua”), con tutto ciò che ne consegue nell’immaginario erotico maschile…soprattutto.
I più eruditi improvviseranno dialoghi licenziosi, del genere fescennino antico, con riferimenti alla “Dionisie”, le feste annuali celebrate nell’antica Grecia in onore di Dioniso (dio del vino) e di Hybris (l’ebbrezza smisurata): feste durante le quali, in città come in campagna, si formavano lunghi cortei, detti “Falloforie”, all'interno dei quali ogni famiglia brandiva un fallo e mo' di cero, scambiando motteggi osceni rituali e cantando canzoni falliche e inni licenziosi. Tra le più famose le feste della città dorica di Sicione. Del testo di una canzone è noto questo frammento: “Ritiratevi, fate posto / al dio! Perché egli vuole / enorme, retto, turgido, / procedere nel mezzo”.
Sapendo che ad Atene, le principali feste di Dionisio erano le “Lenee”, nel mese di Gamelione (dicembre-gennaio) e le grandi Dionisie nel mese di Elafebolione (febbraio-marzo). E che in ciascuna di queste occasioni, nei tre giorni successivi alla cerimonia si svolgevano rappresentazioni drammatiche.
Aristofane, negli “Acarnesi”, teatralizza Diceopoli che va alle Dionisie con la moglie, la figlia in qualità di canefora (portatrice sul capo di un canestro con gli strumenti del sacrificio) e due schiavi che portano il fallo. “Xantia, voi due dovete tenere il falo ritto dietro la cenefora: io seguirò cantando l'inno fallico...Avanti”, dice Deceopoli. (Negli scritti di Aristofane il fallo è nomato cece, chicco d'orzo, chiodo, toro).
Ai visitatori giapponesi, le scarpe in vetro di Murano, creazioni di Ilze Jaunberga calzate da piedi fallomorfi di cristallo trasparente, rammemoreranno le Falloforie di Komaki a sud di Tokio dove hanno nome “Hounen Maturi”, celebrate il 15 marzo di ogni anno: con sciamannati d’ambo i sessi euforizzati dal sakè, nel ruolo di portatori di sculture legnose fallomorfe (ex-voto) di ogni peso e dimensione (3 quintali la più pesante, ricavata da un tronco di cedro), all’antico santuario di Tagata. (http://www.youtube.com/watch?v=eXh3UUwn1_I&feature=fvw)
Ai conoscitori informati di ciò che si può creare modellando artisticamente la materia vetrosa, infine (finalmente!), e ai collezionisti di sculture in vetro che non raffigurano, diversamente dimensionato e colorato, il solito abbraccio frontale di amanti in piedi e la stereotipia varia decorativa, modellata per clienti turisti massificati, “Priapeide Vetrosa” risulterà meritevole di essere esaminata cominciando con l’accertamento delle dimensioni dell’area metaforica nelle quale fare esplodere la carica simbolica delle opere che la costituiscono.





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2 gennaio 2010

DEI CONSOLI ONORARI DI LETTONIA

DECADUTI – RINNOVATI – NUOVI ARRIVATI

 

L’autorizzazione a svolgere la funzione di consoli onorari della Repubblica di Lettonia non è stato rinnovata a: Francesco Bambina (Palermo), Roberto Comelli (Trieste), Randa Ghattas (Napoli) e Beppe Landini (Modena). La stessa autorizzazione è stata rinnovata, invece, a: Nicolò Rositani (Firenze), Patrizia Signorini (Milano) e Canio Trione (Bari). Nuovi Consoli Onorari di Lettonia a Catania (Santi Di Paola dal 15 giugno 2009) e Venezia (Paolo Nicolussi dal 12 gennaio 2009).

Ciò significa, per i consoli “scaduti”, assenza nella Lista Consolare degli Uffici Consolari di carriera e onorari predisposta dal Cerimoniale Diplomatico della Repubblica Italiana per conto del Ministero degli Esteri (la più recente è datata 23 dicembre 2009), con conseguente perdita dei privilegi connessi alla funzione.

Randa Ghattas, designer e PR di origine libanese, in Italia dal 1975, consorte di un napoletano e madre di un ventitreenne (Mario Rivelli) attore in carriera, continuerà a progettare e commercializzare gioielli mondanizzandosi full-time.

Beppe Landini, cittadino modenese nato “giovin signore” nel 1941, rampollo della famiglia produttrice di trattori omonimi, marito di un notaio e padre di due laureate in legge, continuerà la sua attività di businessman pro-domo-propria, socio di club beneabbiantanti.

Roberto Comelli continuerà ad attivizzarsi a Trieste per dare redditività a Società s.r.l. che non si occupano della promozione di prodotti agro-alimentari, nè della eno-gastronomia regionale, e neanche del turismo nazionale: in Italia come in Lettonia.

Francesco Bambina, nato nel 1959, medico radiologo diplomato in pianoforte, continuerà a presiedere l’Associazione Amici della Musica a Alcamo e un Rotary Club, dilettandosi con premiazioni annuali “Vissi d’arte” e rendez-vous culturali stagionali nel territorio siciliano, sponsorizzato dalla amatorialità melomane e dalle Autorità Locali.

Nel frattempo la Repubblica di Lettonia, aiutata dal Fondo Monetario Internazionale e con governanti più capaci e onesti al potere, interrelazionati a portatori di assistenza e aiuti concreti, si salverà dalla bancarotta  discriminando i faccendieri di ogni nazionalità cacciatori di contributi UE armati d’iniziative lettonofile si-profit personale.




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1 gennaio 2010

VOLI DIRETI CATANIA-LETTONIA E VICEVERSA

CON NEO CONSOLE ONORARIO DI LETTONIA


L'AVVOCATO CATANESE SANTI DI PAOLA

 
L’avvocato catanese Santi di Paola (Corso Italia 171) è il neo-Console Onorario di Lettonia in Sicilia, con giurisdizione su tutto il territorio isolano.  Ciò significa che il palermitano Francesco Bambina è decaduto da tale nomina. Il Di Paola, quasi certamente, l’ha meritata per essersi attivato pro-Lettonia a (e da) Catania, più di quanto non si sia attivato il suo predecessore a (e da) Palermo.
Lasciano supporre ciò i voli diretti per gli aeroporti lettoni dal Fontanarossa di Catania, come da pochi altri aeroporti italiani minori, e le presenze (conseguentemente viaggi) ufficiali di cittadini lettoni a Catania e viceversa.
Pioniera la delegazione che fu presente a Riga nel novembre 2005, nel Domina Shopping Center per il Sicilian Delights: una esposizione con degustazione gratuita di prodotti agro-alimentari siciliani. Principio dello scambio di irelazioni che hanno, poi, condotto in Sicilia più volte Helena Demakova nel ruolo di Ministro della Cultura del governo lettone, fino a che non è divenuta ex-ministro.

La Demakova premiata nel 2006, come appassionata di musica lirica e classica, col “Vissi d’arte-Città di Alcamo” da Francesco Bambina, Presidente dell’Associazione Amici della Musica di Alcamo e Console Onorario di Lettonia per la Sicilia (destinato a divenire ex console onorario); presente nel Teatro Bellini il 19 gennaio 2007, accompagnata da Astra Kurme  neo Ambasciatore di Lettonia di Italia, per assistere alla messa in scena dell’opera lirica “Lady Macbeth del distretto di Mtsensk” ed essere fotografata con Raffaele Lombardo: presidente della Provincia di Catania, destinato ad essere eletto Presidente della Regione Sicilia; docente per un giorno (8 maggio 2008) all’Università con una “lectio” intitolata “Una politica culturale conservatrice in Lettonia e in Europa”.





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27 dicembre 2009

CARNASCIAL ART ESCA 2010

CARNASCIAL ART ESCA 2010

 (comunicato stampa n.4)

“Carnascial ART esca 2010” (6-16  febbraio), rassegna artistica plurilocata a Venezia - organizzata, promossa e patrocinata dalla Compagnia De Calza “I Antichi”, a cura di Enzo Rossi-Ròiss in concomitanza col Carnevale – ha acquisito il sostegno dalla Associazione Culturale Italo Baltica. Ciò significa che si caratterizzerà come evento italo-baltico, avendo concluso gli accordi per la organizzazione e realizzazione degli eventi elencati qui di seguito. Supportati da altri eventi non ancora concordati definitivamente.

FOYER DEL TEATRO LA FENICE
Esposizione intitolata “Ad majorem Compagnia De Calza gloriam”, allestita con grandi opere dipinte dall’artista lettone Ilze Jaunberga, nelle quali risultano iconizzate la ritualità e la mitologia dei Compagni De Calza “I Antichi”.
La Jaunberga (www.ilzejaunberga.com) è un’Artista De Calza, già protagonista di eventi espositivi personali a Venezia in concomitanza con la Biennale Internazionale d’Arte (2005 – 2007-2009) e il Carnevale a cominciare dal 2006. La opere realizzate per l’expo nel Foyer del Teatro la Fenice sono costituite da distici grandi cm.120x200 ognuno,

CAMPO SAN MAURIZIO
”Vulveide in costume” esibizioni e stazionamenti di persone singole oppure in gruppo, abbigliate in modo da raffigurare emblematizzata o metaforizzata la vulva: nel campo sul quale si apre la porta d’ingresso e si affacciano le finestre del palazzo residenza di Giorgio Baffo (1694-1768), “… il poeta della mona”, frequentato da Giacomo Casanova (1725-1798).

BERENGO STUDIO
“Priapeide vetrosa”, esposizione allestita con sculture in vetro di Ilze Jaunberga modellate a Murano da Silvano Signoretto e Danilo Zanella per la Berengo Collection: nella Calle Sant’Agnese  che porta in Campo San Vio (zona ex Accademia di Belle Arti). www.rossiroiss.it/blog/page/2 - www.lampisterie.ilcannocchiale.it/.../carnascial_art_esca.html -
Si tratta di una collezione di scarpe femminili calzate da piedi fallomorfi di cristallo trasparente con decorazioni policrome, oggetti materiali dotati di pertinenze estetiche e di carica simbolica pesante che rammemorano le “Falloforie” dell’antichità greca: processioni festose nelle quali uomini e donne di ogni età sfilarono, con musici e cantanti, portando enormi simulacri fallici come simboli della fertilità per propiziarsi benessere fisico e prosperità sociale. Rammemorando anche le “Falloforie” della contemporaneità giapponese di Komaki a sud di Tokio dove hanno nome Hounen Matsuri, celebrate il 15 marzo di ogni anno: protagonisti sciamannati d’ambo i sessi euforizzati dal sakè, portatori all’antico santuario di Tagata di sculture legnose fallomorfe (ex-voto) di ogni dimensione: 3 quintali la più pesante, ricavata da un tronco di cedro.
(http://www.youtube.com/watch?v=N0B-xisssPY&feature=related)
(http://www.youtube.com/watch?v=eXh3UUwn1_I&feature=fvw)

DI CAMPO IN CAMPO
Proiezioni replicate in campi e campielli (sulle facciate di palazzi varii) dei quindici  shorts sull’amore e il sesso della lettone Signe Baumane, intitolati „The beat of sex” (www.signebaumane.com) .
Si tratta degli stessi shorts proiettati singolarmente, prima di ogni proiezione, nella Sala Perla al Lido di Venezia durante i giorni della 66. Mostra Internazionale del Cinema (2-12 settembre 2009) e tutti di seguito (durata 40 minuti) dagli organizzatori della 6a edizione dei Venice Days, sullo schermo all’aperto della Villa degli Autori a conclusione delle Giornate degli Autori.

www.iantichi.org/?q=node/433 -   

PALAZZO PRIULI BON
In Campo San Stae 1979. E’ prevista una installazione autorizzata.

IN ALTRE LOCATION
Sono previste esposizioni di fotografie, opere di poesia visiva et altro.

______________________________________________________________

 CHIUNQUE PUO’ PARTECIPARE ALLA “VULVEIDE IN COSTUME”

PREVIA RICHIESTA DI PARTECIPAZIONE INOLTRATA A

ROSSIROISS@LIBERO.IT

COL BOZZETTO O LA RIPRODUZIONE FOTOGRAFICA

DEL COSTUME VULVOMORFO




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25 dicembre 2009

DELLA VISUALITA' DI CHI SCRIVE

EXPO DI GIOVANNI FONTANA A BRESCIA


NELLE SALE DELLA FONDAZIONE BERARDELLI

 

“Testi e pre-testi” di Giovanni Fontana da Frosinone, esposti dal 19 dicembre 2009 al 31 marzo 2010 nelle sale della Fondazione Berardelli a Brescia in via Milano 107 (www.fondazioneberardelli.org).

400 reperti cartacei (per lo più), tutti ben vestiti (incorniciati) pronti per essere appesi sulle superfici murarie di residenze abitate da collezionisti e di sedi museali in sintonia: riprodotti in un libro d’arte di 236 pagine, col supporto di un repertorio fotografico bio(auto)biografante e col meglio di esercizi scrittòrii d’autori specifici omologhi (oppure omologabili) e delle dichiarazioni personali di poetica deambiguanti.

A futura memoria del già fatto e massmediato (anche editato) da un creativo in dimestichezza (e rapporti di amicizia) dal 1966 con lo Stato Maggiore Internazionale della Poesia Visiva Sonora e Performativa, renitente a riconoscersi all’interno di una corrente artistica soltanto, poiché reclama per sé il diritto a (auto)definirsi “poliartista”, considerando limitativa (o limitante) l’appartenenza a una corrente artistica.

Diritto che, per quanto mi riguarda, gli riconosco perché lo condivido ed esercito da gran tempo, dissertando e scrivendo de “La visualità di chi scrive”.

La visualità di chi concepisce e realizza oggetti materiali dotati di pertinenze estetiche, considerandoli attrezzatura per l'abbattimento della cosiddetta “barriera gutenberghiana”. Una visualità che il suo creatore supporta con la sonorità, la vocalità, la gestualità per potenziare così il suo carico di significanza (o significazione) complessivo (o complessante).

La visualità costituita da un insieme di opere connotate da matericità “plus” e “poli”, per la cui deambiguazione è indispensabile indagare il vissuto esistenziale e professionale dell'artista autore: particolarmente se l’artista dichiara di aver “creato” la sua “poesia visiva” e di continuare a crearla intrattenendo rapporti ravvicinati anche con l’architettura, il teatro, la letteratura e la musica.

La visualità di chi intrattiene rapporti ravvicinati e perversi con la parola scritta: rapporti  occasionalmente anche ludici, patafisici, oulipiani.

Condividendo l'opinione di chi sostiene che l'operatività artistica di ogni individuo creativo di talento scaturisce dal suo vissuto, come da una sorgente primaria, incanalandosi in un alveo interrelazionale che la connota e caratterizza (caratterializzandola, anche) inconfondibilmente.




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20 dicembre 2009

POETA/EDITOR DI ILES CELEBES

ALAIN-PIERRE PILLET


E’ MORTO A GINEVRA


La notizia è tutta nel titolo: mercoledì 16 dicembre 2009 è la data della sua ultima giornata terrena, vissuta parzialmente fino alle ore pomeridiane. Appena ho ricevuto l’informazione ch’era morto, mi sono chiesto: In quale ufficio postale è stata annullata l’affrancatura della sua ultima cartolina postale illustrata, inviata a persona amica con firma APP? A chi l’ha indirizzata e con quale commento?

Quelle indirizzate a me sono numerose, a cominciare dalla prima dell’anno 1987, fino all’ultima datata 31 agosto 2009, dopo aver dato inizio al nostro rapporto intellettuale a Comacchio nel giorno vernissage (30 luglio) della mostra personale di Enrico Baj, allestita nelle sale di Palazzo Bellini. Un rapporto che ci ha poi ruolato traduttori reciproci ed editori di alcuni nostri esercizi di scrittura poetica e letteraria (io in lingua italiana il suo francese, lui in lingua francese il mio italiano). Compagni di strada sui percorsi dell’arte e della poesia nei miei territori, come nei suoi. Complici nella simulazione di interrelazioni e prestazioni ingannevoli, ma opportune di volta in volta. Tanto da fingermi, con la sua approvazione, presentatore e recensore di mostre d’arte col suo nome e cognome. Tanto da fingersi fidanzato esotico di una giovane e fascinosa “single” in rapporto di coppia (more uxorio clandestino) con me notoriamente meno giovane e “sposato”.

Mediterò sul mio rapporto più che ventennale con APP, e scriverò altro. Sia considerato omaggio, intanto, questa prima scheda per bibliofili.

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ALAIN-PIERRE PILLET - APP est né en 1947 à Genève. Est un fin connaisseur des auteurs latins et des poètes surréalistes. Circule aux Iles Célèbes, collabore régulièrement à la revue Camouflage. Lecteur passionné de l'œuvre d'André Pieyre de Mandiargues. Il fonde en 1980 les éditions Îles Célèbes (avec Patrik Weidmann). 1981 : rencontre de Manina et Venise. Plongée hypnopompique dans la stupéfiante image de la ville. Enquête sur les expériences lagunaires de l'automatisme psychique pur et dérive dans les efflorescences de la table d'Hermès. 1984: lancement du Bombardier géant du rêve noir, miroir en lagune d’ André Breton à Venise. 1985 : recherche de fragments sur la plage de Mogador. 1988 : approche d'un brasier ardent aux Îles Éoliennes. 1986-1991 : délégué helvétique au Congrès de Banalyse. 1989-1990 : Comité Psychogéographique de Londres. 1991 : ALD. 1994 : activités de traducteur et de consultant sur la ligne Bologne - Riga. 1997 : le 17 mai. " (Paul Sanda, Pris de peur) " En voulant " S'enfoncer dans l'amour". Son livre Watt Mer  I, II et III (édition/Syllepse 200-2003) a été également adapté au théâtre: mise en scène André Steiger, Théâtre St-Gervais Genève (du 16 au 29 janvier 2006).Il gère ses propres éditions : Iles Célèbes. On le voit justement sa personalité à travers ses livres. Il organise régulièrement des expositions en collaboration avec des photographes, où il est l'auteur des textes. Ses livres sont embellis par Yves Nadal, Robert Lagarde, Sergio Dangelo, Hérvé Télémaque, Jean Terrossian, Christian d’Orgeix, Emanuel Sanz, Lolita Timofeeva, Jacques Monory, Anne-Lise Dehée.

Parmi ses apparitions: Heures exquises, I et II (La maison de verre, 1996), Paysage poétique d’André Pieyre de Mandiargues (Rafael de Surtis, 1999), Ce sont des îles ! (Rafael de Surtis, 2000), Paroles de murs (Éditions du Tricorne, 2000).


Catalogue Edition Iles Célèbes

57 rue de Montchoisy

1207 Genève

004122 7356205

 
1 - Alain-Pierre Pillet, Bombardier géant du rêve noir, 80 p., 22x13, 350 ex., Genève, 1980.
2 - Alain-Pierre Pillet, Ta fente, 4 p., 24x14, avec un dessin d’Yves Nadal photographié par Christian Koeppel, 120 ex., Genève, l982.
3 - Alain-Pierre Pillet, Lettre à André Pieyre de Mandiargues, 12p., 20x14, 200 ex., Genève, 1984.
4 - Venezia Traviata, 12 p., 20x14, 200 ex., Genève, l984. 
5 - Alain-Pierre Pillet, André Breton à Venise, 120 p., 21x14, avec des photographies d’Emmanuel Sanz, 850 ex., Genève, l984.
6 - Alain-Pierre Pillet, Aurélia, 4 p., 24x14, avec un dessin de Robert Lagarde, 208 ex. dont 49 en italien, Genève, 1986. 
7 - Alain-Pierre Pillet,  Morocco, 12 p., 20x14, 300 ex., Genève, 1986.
8 - Alain-Pierre Pillet, Les Aventures de Luis Graz, 22 p., 30x21, 2 ex., Genève, 1986.
9 - Bertrand Lampin, Morgan, 4 p., 24x17, avec un dessin de Morgan, 20 ex., Genève, 1988. 
10 - Bertrand Lampin, Soweto so we too, 4 p., 24x17, 50 ex., Genève, 1988.
11 - Alain-Pierre Pillet, Couche de jaune, 2 p., 23x16, avec un dessin de Sergio Dangelo, 2oo ex., Genève/Milano Centrale, 1990.
12 - Alain-Pierre Pillet, Engrenage de sciure, 8 p., 24x16, 300 ex., Genève, l990.
13 - Hervé Delabarre, Rien à signaler, 12 p., 20x14, 120 ex.,  Genève, 1982.
14 - Alain-Pierre Pillet, Rendu fou du diable, 6 p., 15x10, 300 ex., Genève, 1992.
15 - Alain-Pierre Pillet, 166 à Venise, 12 p., 30x21, avec des photographies de l’auteur, 1 ex., Genève, 1993.
16 - Daniel Lines, L’Ecclésioclaste amateur, 64 p., 24x16, avec des photographies de l’auteur, 300 ex., Genève, 1993. 
17 - Alain-Pierre Pillet, La Beauté sur la terre, 36 p., 25x18, avec un dessin d’Hervé Télémaque et un envol de Pierre Peuchmaurd, 328 ex., Genève, 1994.
18 - Alain-Pierre Pillet, Minaccia d’amore (trad. it. Enzo Rossi-Ròiss) /Enzo Rossi-Ròiss, Pendant la fête tu seras la belle  (trad. Fr. Alain-Pierre Pillet), 64 p., 25x16, avec des dessins de Lolita Timofeeva, 90 ex., Iles Célèbes/Sintesi, Bologna, 1995.
19 - Alain-Pierre Pillet, Les Dangers de la route, 26 p., 30x23, avec des Signalisations de Jean Terrossian, 304 ex., Genève, 1995.
20 - Bertrand Lampin, Eaux Vives, 44 p., 29x21, 70 ex., Genève, 1997.
21 – Dangelo e Moiso, L’orizzonte e il vulcano, 24 pp.,24x17, 1000 ex. Genève/Milano Centrale, 1997.
22 - Pierre Prigioni, Par une fin d’après-midi, 4 p., 20x14, Genève, 1998.
23 - Alain-Pierre Pillet, L’amour est une conquête de l’air, 16 p., 20x14, 225 ex.,Genève, 1999.
24 - Anne-Lise Dehée, 20 p., 24x15, 91 ex., Genève, 2000.
25 - André Breton, 4 p., 20x14, avec une photographie d’André Breton et Joyce Mansour par Jacques Sénelier, Genève, 2003.
26 - Alain-Pierre Pillet, Stromboli, 22 p., 20x14, avec des dessins d’Anne-Lise Dehée, 212 ex., Genève, 2004.
 
PUBBLICAZIONI IN LINGUA ITALIANA     
(In associazione con Svolta Edizioni)
* Enzo Rossi-Ròiss, Francis Bacon disegnatore in Italia, 144 pp, 34x24, rilegato, illustrazioni  bianco e nero, 1998
* Autori Vari, Carlo Rossi pittore, 78 pp, 34x24, brosciurato, illustrazioni  a colori, 2000
* Valerio Dehò, Timofeeva Portrait Gallery, 64 pp., 25x21, brosciurato, illustrazioni a colori e bianco e nero, 2000
* Enzo Rossi-Ròiss, MagniFicaMente, 96 pp, 29,5x21, rilegato,   illustrazioni a colori, 2000
* Autori Vari,  Lolita Timmofeeva / Maledetti Toscani (ritratti), 64 pp., 25x21, illustrazioni a colori e bianco e nero, 2001
* Enzo Rossi-Ròiss, Carmina vulvae, 102, pp, 29,5x21, rilegato,  illustrazioni bianco e nero, 2001
* Enzo Rossi-Ròiss, Vulvaepistolarium, 148 pp, 21x15, illustrazioni a colori e bianco e nero, 2007
* Enzo Rossi-Ròiss, Ilze Jaunberga - Italia picta in Latvia, 94 pp, 21x15, illustrazioni a colori, 2007




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15 dicembre 2009

Italo Baltica News

DI GOYA E MUNCHHAUSEN FORMAGGI BALTICI

BREVETTATI DA UN TECNICO CASEARIO ITALIANO

 

Degli sfaccendati in Italia attivi come faccendieri nei Paesi Baltici ho scritto più volte e diffusamente. Non ho scritto diffusamente, invece, di un affaccendato in Italia (con contributi della Regione Lombardia, di privati cittadini e della collaborazione di volontari), che si è iper affaccendato con impegno e profitto anche nei paesi Baltici: aumentando la produzione di formaggio (da 600 a 15.000 tonnellate annue), il fatturato e i posti di lavoro in loco.

Non ho scritto di Angelo Frosio, poliedrico e "artistico" imprenditore in Italia a Lodi, in provincia di Milano, tecnico caseario titolare della Frosio’s World Produtions e fondatore nel 1975 della onlus Scuola d’Arte Borgognone, cooperativa sociale e centro protetto abilitato al recupero dei portatori di handicap psico-fisici "Folligeniali", mediante corsi artistici di recupero e solidarizzazione.

"Temperamento focoso, nemico degli schemi tradizionali (…) Folle, ma di quella follia che è sinonimo di genialità" (sic!), il Frosio italodigiano si è interelazionato nei Paesi Baltici meritando  l’onorificienza Stella della Solidarietà Internazionale, della Presidenza della Repubblica italiana, per aver contribuito al salvataggio dalla bancarotta di un caseificio in Lituania a Rokiskis, dove ha concepito la produzione di un formaggio semiduro denominato Goya (il celebre pittore spagnolo Francisco) e la Angelo Frosio Fundation. Attivandosi successivamente in Lettonia a Limbazi, poco lontano dal confine con l’Estonia, per la produzione di un formaggio molle denominato Munchhausen (il mitico Barone settecentesco lettone, narrato da Rudolf Raspe) e l’istituzione di un centro culturale in una residenza baronale nomata Castello di Igate.

In un breve testo precedente ho reso noto che lo stesso Frosio ha brevettato in Lettonia "... un formaggio che profuma di donna", e ha tenuto "… lezioni all’Università di Riga per il Ministero dell’Agricoltura a trentamila contadini" (sic!, in una e-mail inviata alla Italo-Baltica). Casanova, Cagliostro e Caravaggio sono in lista d’attesa come "nominazioni" di formaggi piccanti e verminosi, prodotti come il Goya e il Munchhausen col latte di mucche rosse baltiche, ognuna pesante 600 chili, alta 130 cm. e capace di produrre 5.000 litri di latte all’anno. Perfezionando il metodo produttivo già brevettato: Latte pastorizzato + fermenti lattici vivi + caglio naturale proveniente da Lodi + sale +  40% di grasso, stagionando il tutto durante 60 giorni e conservando la produzione in celle termoregolate posizionate in ambienti chiusi a temperatura di +5 gradi.

L’industrioso e fantasioso caseario italodigiano non si è ancora attivato per la creazione di una succursale in territorio baltico della Scuola d’Arte Borgognone, in attesa di tempi migliori ed eventuali (provvidenziali) contributi economici Ue. Ha contribuito, però, alla nascita di un Museo del Presepe a Rokiskis in Lituania, per il quale ha iconizzato una Sacra Famiglia "formaggiata", e si è già interelazionato per concretizzare un progetto di partecipazione della Lettonia alla Expo 2015 di Milano supportato dalla municipalità di Lodi. 

Il suo slogan è: La mucca ci salverà!  Uno slogan divenuto titolazione di una performance espositiva en-plein-aire realizzata a Milano (Folle vacca): protagoniste numerose mucche in vetroresina, realizzate in grandezza naturale nel 2001 da una ditta di Zurigo, dipinte o decorate ognuna differentemente e posizionate sul suolo demaniale tra Piazza San Babila e il Castello Sforzesco, in gran numero sulla via Dante pedonalizzata. Uno slogan a futura memoria della mucca che lo ha salvato da una esistenza artistica precaria, intrapresa nel 1969 con una prima esposizione personale poco lontano dal suo luogo natale Bottino di Ricengo, nella sede dell’Associazione Granatieri di Sardegna a Crema/Cremona, titolare del diploma di perito caseario in odore di creatività artistica.

Angelo Frosio è stato eletto Cittadino dell’anno 2000 in Lituania, premiato con Medaglia d’Oro dalla Agro Balt per aver prodotto in loco baltico un formaggio semiduro (Montecampo). Durante i festeggiamenti del Columbus Day 2006, presenti l’onorevole Franco Danieli e il senatore Renato Turano, è stato premiato da Richard Daley, sindaco di Chigago. Non disdegnerà altre attenzioni e onorificenze.




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5 dicembre 2009

Carnascial ART esca 2010

VULVEIDE IN COSTUME PER IL CARNEVALE DI VENEZIA


“Carnascial ART esca 2010” (6-16  febbraio): rassegna artistica plurilocata a Venezia,”… città anfibia, umida vulva d’Europa” (Apollinaire), organizzata, promossa e patrocinata dalla Compagnia De Calza “I Antichi”, a cura di Enzo Rossi-Ròiss in concomitanza col Carnevale, ha accolto nel suo palinsesto un evento intitolato “Vulveide in costume” proposto da alcuni giovani creativi carnascialfan.
Ciò significa che Campo San Maurizio sarà animato con esibizioni e stazionamenti di persone singole oppure in gruppo, abbigliate in modo da raffigurare emblematizzata o metaforizzata la vulva. Lo stesso Campo San Maurizio, luogo storico del Festival della Poesia Erotica (16.2.2010 - ore 21), sul quale si apre la porta d’ingresso e si affacciano le finestre del palazzo residenza di Giorgio Baffo (1694-1768), “… il poeta della mona”, frequentato da Giacomo Casanova (1725-1798).
A tale evento possono partecipare indiscriminatamente tutti: di ogni etnia e provenienza, di ogni età e condizione sociale. Alcuni dei Compagni de Calza indosseranno, eventualmente, le vestimenta create in sovrappiù o sprovviste d’indossatori.
L’abbigliamento carnascialesco vulvomorfo può essere realizzato da stilisti professionali oppure amatoriali (sartine, teatranti, bottegai), utilizzando qualsiasi materiale o insieme di materiali: su misura per se stessi oppure per chi lo potrà indossare.
Creato liberamente e libertariamente per dare forma, decorazioni e colori alla vulva dipinta o disegnata da creativi vulvafans in ogni tempo e luogo: raffigurata come vulva frattura, vulva incrinatura, vulva cicatrice, vulva fenditura, vulfa grotta, vulva fodera, vulva guaina, vulva fornace, vulva nicchia, vulva custodia, vulva gioiello. Per dare consistenza tridimensionale (plastica) alla vulva metaforizzata dai poeti come avvallamento coperto da rada erbetta o fitto cespuglio, solco tracciato tra cosce polpute, labbra per il suono di strumenti ancialati, simile a testa d’agnello che cerca pastura, porta d’ingresso per l’accesso alla goduria panica, paniere nel quale radunare le pulsioni sessuali, cratere in ebollizione pronto per l’eruzione.
“Venezia è una città sorta sui flutti e che vive tra i flutti: dove l’uomo non arat, non semina, non vindimiat. Il suo Carnevale esprime esultanza popolare, invenzione d’allegria, intreccio tra pittura a teatro, tra festa e cultura”, ha scritto Gianni Granzotto prefazionando un libro edito nel 1984 da Amilcare Pizzi con un lungo testo di Nantas Salvataggio, riferimento bibliografico per il brano che segue.
“A Venezia, come in nessun altro luogo, il travestimento carnevalesco consente il nascondimento della malinconia, di ogni carenza psico-somatica, la finzione di virtuosità, benevolenza, aristocrazia, fascinazione. Poiché a Venezia è possibile abbuffarsi di spensieratezza, durante i giorni del Carnevale, drogandosi di balli, suoni e feste per dimenticare o dissimulare le proprie inadeguatezze”.
Cantando in compagnia: Quantè bella mascherina – perchè civetta tuttavia – chi vuol esser Altro sia! -  Purchè balli fino a mattina…

(INFO: +39.339.6918363 – SITI: www.iantichi.org / www,vulvario.it)




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3 dicembre 2009

Italo Baltica News

ESERCITAZIONI DEGLI USA E DELLA NATO

NEI PAESI BALTICI DOPO LE ESERCITAZIONI

DI RUSSIA E BIELORUSSIA

CHE HANNO SIMULATO LA LIBERAZIONE

DI KALINIGRAD

 

Estonia, Lettonia e Lituania hanno chiesto agli Stati Uniti e alla NATO di organizzare esercitazioni in uno dei tre stati a turno, a partire dall'anno prossimo, e Washington ha accettato la richiesta: aggiungendo che nel 2010 si terranno le prime esercitazioni, che saranno poi ripetute con scadenza annuale.

Perchè tutto ciò?

Perchè è stato reso noto che il Cremlino sarà in grado di inviare truppe dalla Crimea alla Georgia in circa 18 ore - rispetto ai 4 giorni attuali – e che potrà raggiungere i Paesi Baltici in meno di 24 ore - rispetto ai 5 giorni attuali. Come è risultato al termine delle esercitazioni congiunte di Russia e Bielorussia di inizio settembre - denominate "Zapad", cioè "Occidente" – durante le quali è stata simulata la liberazione di Kaliningrad assediata dalle truppe occidentali - che in uno scenario simile richiederebbe necessariamente l'invasione degli Stati Baltici.




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