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lampisterie
lampi di pensiero fertile


Diario


14 gennaio 2005

COSTANZA SAVINI NELLA SALA DELLO ZODIACO A BOLOGNA

ASSOCIAZIONE CULTURALE
“LO SPECCHIO DI ALICE”

(Affiliata all’Università Primo Levi)
Via del Pallone 8
40126 BOLOGNA

tel.051.248836 / cell.348.7608119

www.iperbole.bologna.it/iperbole/lospecchiodialice


giovedì 27 gennaio 2005
Ore 16,30
PALAZZO MALVEZZI
Sala dello Zodiaco
Via Zamboni 13
40125 BOLOGNA
incontro con la scrittrice
COSTANZA SAVINI
presentatore
ENZO ROSSI-ROISS
voce recitante
IVANA FERRARI
con musica per violoncello eseguita da
LUDOVICO RENNA




COSTANZA SAVINI è nata a Bologna, dove si è laureata in giurisprudenza e risiede tutt’ora, sebbene la sua famiglia sia originaria del lago di Garda. Ha pubblicato “Le saponette magiche” (Campanotto Editore Udine 2002), un racconto ne “L’accidentato viaggio di Berto” (Città Aperta Edizioni 2003), altri racconti in riviste. Nel 2005 pubblicherà un romanzo storico intitolato provvisoriamente “Il lungo viaggio di Nina, sfollata a Costermano”.
(www.costanzasavini.it)



L’invenzione (creazione) dei suoi personaggi e la struttura dell’intreccio (trama) connotano Costanza Savini come narratrice plastica del tipo demoniaco anarchico, teorizzato da Livio Rusu. Il suo libro (edito da Campanotto col titolo “Le saponette magiche”) contiene elementi che con certezza possiamo ritenere biografici, adattati e trasformati in modo tale che hanno perso il loro significato specificatamente personale, fino a risultarci trasformati in materiale letterario concreto e umano, parti integranti di un’opera che ambisce a conseguire la comunicabilità più oggettiva. Ragion per cui non è facile separare ciò che è pura fantasia, da ciò che è osservazione realistica e da ciò che è soltanto espressione dei desideri dell’autore. Le fantasie de “Le saponette magiche” ci risultano modellate come una specie di nuova realtà, giustificate come validi riflessi della vita reale.
Costanza Savini è una sognatrice che, scrivendo, si allontana dalla realtà per non venire a patti con l’esigenza di rinunciare a fantasticare giochi liberi, durante i quali soddisfare istintivamente i suoi desideri più segreti e ambiziosi. Poiché, piuttosto che alterare il suo carattere, è decisa a perpetuare le sue fantasie dotate di valori simbolici, dei quali è possibile cogliere l’essenza soltanto se si esplorano con circospezione le profondità dei sentimenti che le sostanziano.
(apparso in “Art ut Art”, aprile 2003 e in “Zeta”, luglio 2003)




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